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Orrido di Botry - Canyon della
Toscana |
Credo che quasi tutti abbiano sentito parlare dell’ Orrido di Botri, ma credo
che pochi ci siano realmente stati e che pochissimi sappiano come fare ad
andarci visto che la zona è divenuta un’area naturale protetta con accessi
limitati e solo con accompagnamento di guide: in questo itinerario cercheremo di
spiegare dove si trova, come fare per raggiungerlo, cosa è necessario fare per
poterci andare. La Riserva Naturale protetta dell’Orrido di Botri si trova in
comune di Bagni di Lucca, in Val Fegana che è una vallata perpendicolare alla
valle del Serchio: è noto come il canyon della Toscana in quanto si tratta di
una gola rocciosa stretta e profonda, con ripide pareti calcaree. Ma prima di
descriverlo spieghiamo come fare ad arrivarci: anzi tutto è necessario arrivare
a Borgo a Mozzano (per chi viene da Pistoia o Firenze basta uscire al casello di
Altopascio dell’Autostrada Firenze – Mare e da qui andare a Lunata, Marlia e
infine a Borgo a Mozzano) percorrendo la Statale del Brennero ma prima di
arrivare a Bagni di Lucca, in località Chifenti, si svolta a sinistra in
direzione Garfagnana per svoltare a destra dopo pochi km. in direzione di
Tereglio. Noi ci siamo OVVIAMENTE persi dopo Borgo a Mozzano...e ci siamo
arrivati per una mulattiera DA PAURA totalmente sterrata in cui abbiamo lasciato
il 60% delle sospensioni.
Comunque...si percorre la strada per una ventina di km. oltrepassando il bivio
per Tereglio e dopo poco vediamo per indicazioni (sulla sinistra) per Ponte e
Gaio – Orrido di Botri. Per inciso ricordiamo che la Val Fegana e la Valle della
Tagliole (in versante emiliano) sono state per secoli al centro di scontri
diplomatici e militari fra i Ducati di Modena, Lucca e Toscana che ne
possedevano le proprietà ma con pezzi di territorio che si insinuavano
profondamente gli uni nei domini degli altri. Da qui transitava la Via del Duca
(vedi itinerario per il Rondinaio da Foce a Giovo) e anche l’antica Via dei Remi
(vedi itinerario per l’Alpe delle Tre Potenze). Per tornare all’Orrido possiamo
dire che si tratta di una delle zone naturalistiche più apprezzate della nostra
regione, con una ampio assortimento di flora e fauna: fra le piante predominano
le igrofile, cioè quelle che sorgono lungo le rive dei fiumi a contatto con
l’acqua, mentre fra gli animali non si può non ricordare come in questa zona, su
una scoscesa parete, nidifica l’aquila reale il cui nido, se si è dotati di un
buon binocolo, lo si può osservare dal panoramico bastione roccioso che si trova
sulla sinistra, poco prima del Rifugio di Fontana a Troghi (vedi itinerario per
Fontana a Troghi).
Fra gli uccelli presenti ricordiamo anche il gheppio, la poiana, il falco
pecchiaiolo, il merlo acquaiolo, la ballerina gialla, il culbianco, il codirosso
spazzacamino, il picchio muraiolo e la rondine montana. L’Orrido è una stretta
gola formatasi in seguito a movimenti tellurici, incassata fra due pareti di
roccia alte anche alcune centinaia di metri e che, in alcuni punti, si
avvicinano fino quasi a toccarsi, formata dall’unione di due torrenti, il rio
Mariana (che scende da Foce a Giovo) e il rio Ribellino (che scende da Campolino).
Dalla confluenza di questi due torrenti nasce il rio Pelago che è il corso
d’acqua che scorre dentro il canyon: dove le pareti sono più strette il fondo è
occupato completamente dall’acqua per cui chi lo vuole percorrere due per forza
bagnarsi; uscito dalla stretta gola in località Ponte a Gaio il rio Pelago muta
il suo nome in Fegana e prosegue il suo cammino fino a gettarsi nel Serchio poco
più a nord di Borgo a Mozzano. L’ Orrido ha una lunghezza di circa 4 km. e ha
inizio da Ponte Gaio: dopo i primi 500 metri le pareti si elevano e si
restringono progressivamente fino quasi a toccarsi, formando un corridoio lungo
circa cinquanta metri, il guado, occupato interamente dall’acqua.
Le pareti, successivamente, si distanziano per restringersi dopo altri 1.500 m.
dando origine al cosiddetto Solco Grande, che è lungo intorno ai 1.600 m., e
termina alla confluenza del rio Ribellino e rio Mariana. Ma torniamo all’inizio
dell’escursione: come detto all’inizio, l’Orrido di Botri lo si può percorrere
solo se accompagnati da guide e prenotando per tempo ,per cui è doveroso fornire
il numero di telefono della Cooperativa che fornisce questo servizio:
Cooperativa Orrido di Botri 0583 / 800022. Inoltre l’escursione viene effettuata
solo se muniti di casco che però è fornito dalla Cooperativa. Vorrei altresì
precisare che l’escursione che ora è possibile fare si ferma davanti alla prima
cascata (chi c’è stato sa dove si trova), io, invece, tratterò dell’itinerario
completo essendoci stato alcuni anni fa quando questo era possibile; credo che
ora, per farlo interamente, ci voglia un permesso speciale rilasciato dal Corpo
Forestale dello Stato. Dunque da Ponte a Gaio si scende dentro il torrente e si
inizia il percorso: dapprima si può anche evitare di mettere i piedi nell’acqua,
saltellando qua e là sui sassi, ma dato che prima o poi è necessario entrarci,
il mio consiglio è di iniziare subito a camminare dentro il torrente;
dimenticavo di aggiungere che per camminare bene la miglior soluzione sarebbe
quella di calzare scarpe da ginnastica senza calzini per entrare ed uscire
dall’acqua tutte le volte che sia necessario.
Dopo una mezz’ora di cammino si incontra il guado: è il posto più noto di tutto
il percorso, perché qui le pareti giungono quasi a toccarsi e per andare avanti
è assolutamente necessario entrare in acqua e camminare. L’acqua è sempre molto
fredda, anche nelle stagioni più calde: quello che è importante è di venire qui
solo dopo un lungo periodo che non ha piovuto in modo che il livello dell’acqua
sia il più basso possibile. Attraversato piano piano il guado le pareti della
gola si allargano un po’: giungiamo, quindi, alla prima cascata, fin dove arriva
l’escursione guidata.. La cascata è superabile (per lo meno lo era!) grazie ad
una corda posta sulla parte destra che ci permette di salire da destra a
sinistra: attenzione a quando si arriva sul margine superiore perché qui si
trova un profondo sifone che è molto piccolo e si può superare prestando un po’
di attenzione: camminiamo ora dentro al torrente Pelago prestando molto
attenzione fino a giungere nei pressi di un’altra cascata che si può superare
con difficoltà maggiori rispetto alla precedente.
Infatti bisogna passare sul fianco sinistro di un grosso masso posto sulla riva
sinistra orografica del rio e lo si fa grazie ad una corda. Bisogna tenersi con
le mani a questa corda spostandosi lateralmente con cautela e, soprattutto,
puntando i piedi contro la roccia tenendoli sempre sullo stesso livello
altrimenti perdendo di quota si può facilmente cadere nell’acqua, che qui è
presente con un laghetto molto profondo (cinque o sei metri). Superata questa
cascata con un po’ di difficoltà (il tratto più difficile di tutto il percorso)
si prosegue dentro il torrente stando sempre molto attenti perché anche nei
pochi tratti in cui si cammina fuori dall’acqua il terreno è di una scivolosità
incredibile con il muschio presente dappertutto: infatti le pareti sono molto
alte e ripide per cui il sole non riesce quasi mai a penetrarvi con l’umidità
che, così, resta sovrana. Si incontrano poi due grossi massi, posti l’uno sopra
l’altro e frutto, probabilmente di antichi sconvolgimenti tellurici: si
aggiriamo sulla sinistra e proseguiamo il cammino fino a che, a circa 3 h. dalla
partenza, si arriva là dove il Rio Mariana e il Rio Ribellino si uniscono dando
origine al Rio Pelago.
Sulla destra troviamo il Ribellino proveniente da Campolino, e sulla sinistra il
Mariana, che proviene da Foce a Giovo. Il Ribellino si presenta dopo poco la
confluenza con una alta cascata che è superabile solo da alpinisti esperti
perché la parete di roccia è praticamente verticale, mentre il Mariana ci mostra
lacune piccole cascate che terminano in pozzi profondi e bellissimi con colori
fantastici; io e i miei amici ne abbiano viste alcune risalendo un po’ la
stretta gola grazie ad una corda fatta passare attorno ad un albero. Da questa
parte sarebbe possibile risalire la gola per uscire nel bosco nelle vicinanze
del Rifugio Casentini ma questa non è una impresa facile. Bisognerebbe essere
accompagnati da qualcuno che abbia un po’ di nozioni di alpinismo e che sia in
grado di mettere la corda salendo a mani libere: credo però che sarebbe unna
esperienza bellissima. Possiamo così intraprendere il percorso inverso che
comporta circa 2,5 h di cammino per un itinerario totale di 5,5 h.
COSA PORTARE : come minimo portatevi il pranzo a Sacco o la merenda per fermarvi
a fare uno o più spuntini (al fresco sono la meglio cosa). L'acqua non deve cmq
mancare.
COSA PORTARE da LASCIARE in AUTO : un paio di calzini e le scarpe di ricambio
Le scarpe da ginnastica vanno bene, però dopo una certa ora e via via che la
gente aumenta, le pietre sono tutte bagnate e quindi molto scivolose, fate
attenzione.
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